Chi siamo
Estate 2013, World Master Games: l’Olimpiade dei veterani.
Sul tatami non salgono ragazzi, ma uomini che praticano da vent’anni o trenta e portano addosso il conto delle proprie cadute.
La squadra che rappresentava l’Italia – formazione judoistica maggioritaria bolognese, cuore in gran parte pugliese – si fa strada, incontro dopo incontro, tra le venti rappresentative nazionali, fino alla finale, nel magico torneo a squadre.
La perde per quattro a uno contro il Kazakistan.
Nei verbali di gara resta questo.
Il resto no.
Dall’altra parte ci sono uomini cresciuti a forza e fatica, abituati a passare attraverso l’avversario. Contro quella potenza, opporre potenza non serve. La risposta non è l’urto: è cedere al momento giusto, deviare la spinta, rientrare quando l’altro ha già speso lo slancio, in un susseguirsi di secondi al cardiopalma, con il trasporto di un pubblico appassionato che ti sostiene.
Fine dell’incontro. A bordo tatami, mentre l’adrenalina scende e resta il rispetto, il kazako si avvicina. Mette una mano pesante sulla spalla, sorride con la fatica ancora negli occhi e dice, in un inglese da questa appesantito:
“You are not a rock… you are Tidal.”
Tidal. Una parola sconosciuta, cercata solo più tardi: la marea. La forza che non affronta la roccia di petto. La circonda, si ritira quando deve, torna sempre.
In un’altra lingua, quell’avversario ha appena espresso un sinonimo del kanji Ju: la cedevolezza che contrasta la forza.


2014 – L’incontro degli opposti
Un anno dopo, quando arriva il momento di fondare l’associazione, quel ricordo è ancora vivo.
Il primo nucleo nasce dall’incontro di due discipline lontane solo in apparenza: le arti marziali e la danza. Chi viene dal tatami e chi viene dalla pedana scopre di lavorare sulle stesse tre cose – il ritmo, il centro di equilibrio, e l’energia che diventa movimento invece di diventare scatto.
Il nome è già stato pronunciato. Bisognava solo dargli un cielo.